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Breve storia del Pensiero Economico


La presente sezione nasce dalla ferma convinzione che la storia del pensiero economico abbia pieno diritto di cittadinanza nella formazione di ognuno di noi e – nei limiti del possibile – sia indispensabile per fornire uno strumento utile per comprendere il mondo in cui viviamo, stimolando l'abitudine al ragionamento economico.

Ciascuno dei grandi sistemi teorici riportati appresso, prende specificamente in considerazione l'analisi del sistema concreto di produzione da un punto di vista diverso e giunge a formulare proposte diverse di politica economica. Questi grandi sistemi sono ovviamente l'espressione della cultura, del modo di produrre, dei problemi di distribuzione propri del tempo in cui furono teorizzati, tuttavia le loro principali conquiste analitiche sono sopravvissute agli autori e alla realtà socio-economica che le hanno espresse.

Se fosse possibile fissare una data di nascita della scienza economica questa sarebbe certamente il 1776, anno in cui viene pubblicata a Londra, da Adam SmithAn inquiry into the nature and causes of the wealth of nations”.

L'opera di Smith non nacque come una cattedrale nel deserto del pensiero economico: essa assunse la funzione di spartiacque fra il pensiero prescientifco e quello scientifico perché essa diede sistematicità alle numerosissime osservazioni, alle acute intuizioni dei secoli precedenti.

Pensiero Prescientifico

I pensatori greci

Nell'antichità greca il pensiero eonomico non aveva una sua autonomia ma era costituito dalle osservazioni e dai precetti dei grandi filosofi, primo fra tutti Aristotele.

Il filosofo greco, nella Politica, espone con grande chiarezza la distinzione fra il valore di scambio e il valore d 'uso, con lo scopo però non di dare una definizione economica dei due fenomeni, ma di dare un giudizio etico a riguardo. Infatti Aristotele scrive a riguardo: “ Una calzatura serve a calzarsi, ma anche a fare uno scambio: entrambi infatti sono usi della calzatura. Chi scambia per denaro o per alimenti una calzatura si vale della calzatura in quanto calzatura, ma questo non è l'uso specifico o principale di essa, perché la calzatura non è fatta per lo scambio”. Il fine naturale della prduzione è quello di soddisfare i bisogni umani, il fine naturale della moneta è di facilitare lo scambio, non di essere fonte di interesse ed infatti l'attività più esecrabile è, per i greci, l'usura.

Si può dire qundi che i pensatori greci arrivarono alla scoperta di numerose leggi economiche nonostante non credevano che quelle leggi fossero "benefiche" per l'ordinata vita sociale.

I pensatori medievali

Ad occuparsi della dottrina economica, nel medioevo, sono stati soprattutto filosofi e teologi, primo fra tutti San Tommaso D'Aquino; è dalle loro riflessioni che noi troviamo le fonti principali del pensiero economico medievale.

Il filo conduttore del pensiero economico riferibile a quest'epoca è da ricercarsi nella riflessione teologica sull'attività economica e sulle sue conseguenze morali. Molti sono infatti i precetti e le regole pratiche che, anche in campo economico, avevano lo scopo di favorire la “salvezza dell'anima”; si pensi all'uso sociale della proprietà privata, all'obbligo di destinare il superfluo ai bisognosi, il divieto del prestito a interesse... . Ovviamente la pratica differiva molto dagli insegnamenti moralisti, ma l'inosservanza dei precetti morali, per tutto il XIV secolo, restarono un'eccezzione. In sintesi il pensiero economico medievale, per quanto possa sembrare astratto e utopico, altro non è che lo specchio di una realtà economica statica.

Pensiero Mercantilista

Questa corrente di pensiero è la risultante di profonde trasformazioni sociali, politiche, economiche e religiose che si verificarono nel modo occidentale nell'arco di tempo che va dal XV al XVIII secolo.

Questa corrente di pensiero affonda le sue radici storiche nella fine dell'unità politica occidentale, caratterizzata dal declino dell'Impero (e quindi del sistema feudale) e dalla nascita dei grandi Stati nazionali, è questo il periodo delle conquiste coloniali. L'atteggiamento mentale nei confronti della ricchezza muta, ora il denaro è sinonimo di potenza; si sviluppano i primi trattati a contenuto economico, basti pensare all'opera di T. Mun “England's Treasure by foreing trade” o al “Navigation Act” col quale O. Cromwell sostiene apertamente una politica economica protezionista. Il pensiero economico mercantilista in sintesi lascia trasparire una buona conoscenza delle relazioni di casualità e interdipendenza dei meccanismi economici.

Pensiero Fisiocratico

Nel 1758, il medico di corte di Luigi XV, François Quesnay pubblicò un ingegnoso schema, "Le Tableau économique", per dimostrare come il funzionamento dell'economia fosse regolato dalla produttività agricola, e come dal sovrappiù agricolo dipendesse il benessere di tutte le classi sociali. Le Tableau dimostrava come il prodotto netto dell'agricoltura “fluisse” attraverso l'intera economia, sotto forma di rendite e salari, alimentando tutte le classi sociali, come il sangue alimenta il corpo umano.

Nell'intreccio di scambi, la moneta aveva solo una funzione intermediaria. La teoria fisiocratica era basata sulla concezione di un ordine naturale, che si formava spontaneamente e che non poteva che condurre a conclusioni liberiste. Quesnay adotterà per questa sua teoria il motto di De Gournay “Laissez fare, laisez passser”. L'evidente limite della fisiocrazia, fuorviata dai presupposti filosofici dell'epoca, è quello di aver identificato il sistema economico col sistema “naturale”, armonico e capace di realizzare automaticamente il bene comune.