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Gli Autori


Gli economisti presi in considerazione in questa sezione non sono, ovviamente, gli unici “grandi”, essi sono tuttavia quelli che, a mio giudizio, rappresentano tappe significative nel cammino evolutivo della scienza economica, geniali intuizioni che, in vario modo da altri successivamente perfezionati, costituiscono a tutt'oggi la struttura portane della scienza economica.

François Quesnay

Nel 1758, il medico di corte di Luigi XV, François Quesnay pubblicò un ingegnoso schema, il Tableau économique, per dimostrare come il funzionamento dell'economia fosse regolato dalla produttività agricola, e come dal sovrappiù agricolo dipendesse il benessere di tutte le classi sociali. Il Tableau dimostrava come il prodotto netto dell'agricoltura “fluisse” attraverso l'intera economia, sotto forma di rendite e salari, alimentando tutte le classi sociali, come il sangue alimenta il corpo umano.

Nell'intreccio di scambi, la moneta aveva solo una funzione intermediaria. La teoria fisiocratica era basata sulla concezione di un ordine naturale, che si formava spontaneamente e che non poteva che condurre a conclusioni liberiste. Quesnay adotterà per questa sua teoria il motto di De Gournay “Laissez fare, laisez passser”. L'evidente limite della fisiocrazia, fuorviata dai presupposti filosofici dell'epoca, è quello di aver identificato il sistema economico col sistema “naturale”, armonico e capace di realizzare automaticamente il bene comune.

Adam Smith

(Kirkcaldy 1723 – Edimburgo 1790). All'età di quattordici anni entra all'Università di Glasgow come brillantissimo studente di filosofia; vince nel 1740 una borsa di studio per il Balliol College of Oxford. Conseguita la laurea continua i suoi studi in filosofia e dopo qualche anno viene chiamato dalla sua vecchia Università a ricoprire la cattedra di logica, per passare poi a quella di filosofia morale che un tempo era stata del suo maestro naturalista F. Hutchenson. Da questi infatti Smith deriva i presupposti ideologici del suo schema economico:

Utilitarismo: è la convinzione che l'individuo, agendo in conformità ai suoi istinti naturali, realizza insieme il massimo vantaggio personale e l'ordine morale, “la massima felicità per il maggior numero di persone” secondo una citazione di Hutchenson.

Individualismo: il massimo vantaggio individuale coincide con il massimo vantaggio sociale, perché la società non è che la sommatoria degli individui.

Liberismo: ogni uomo deve essere lasciato libero nel perseguimento del proprio interesse, di cui è unico buon giudice; inutile se non dannoso l'intervento dello Stato.

Adam Smith

Opera principe che sintetizza il pensiero economico di Smith è “An inquiry into the nature and causes of the wealth of nations”, scritta in uno stile facile e piacevole, ricca di aneddoti brillanti e di esempi convincenti tratti dalla storia inglese, percorsa da una vena sottile di umorismo.

L'agire economico è per Smith governato istintivamente dal criterio del guadagno, che lo considera l'unico regola razionale della condotta economica, razionale e quindi insindacabile sotto l'aspetto economico.

Nel IV libro della sua opera scrive Smith: “Il reddito annuo di una società è sempre esattamente uguale al valore di scambio dell'intero prodotto annuo dell'attività produttiva ... Siccome ogni individuo si sforza, nella misura del possibile, di impiegare il suo capitale a sostegno dell'attività produttiva nazionale, e di dirigere quindi tale attività in modo tale che il suo prodotto possa avere il massimo valore, ogni individuo opera necessariamente per rendere il reddito annuo della società il massimo possibile. In effetti egli non intende in genere perseguire l'interesse pubblico né è consapevole della misura in cui lo sta perseguendo ... Quando dirige l'attività produttiva in modo tale che il suo prodotto sia il massimo possibile egli mira solo al suo self interest ed è condotto da una invisible hand ... a perseguire un fine che non rientra nelle sue intenzioni.”

Uno degli apporti analitici di maggior interesse dell'approccio di Smith è l'individuazione di una relazione fra ritmo di crescita , livello dei salari e progresso tecnico; tale apporto è apprezzabile soprattutto per il fatto che Smith è di fronte alla fase embrionale del capitalismo, fase nella quale questa relazione è appena percettibile. Memorabile è l'esempio della fabbrica degli spilli con il quale Smith dimostra che la divisione del lavoro, conseguente all'ingrandimento della fabbrica, e il progresso tecnico, conseguente alla divisione del lavoro, possono aumentare di oltre duecento volte la produttività. L'aumento della produttività permette ai profitti di crescere nonostante l'aumento dei salari; profitti e salari comportano aumento della domanda dei prodotti agricoli e quindi rendite crescenti. Secondo questa logica, tutte le classi sociali traggono beneficio dall'aumento della produttività; da questo quadro nasce l'ottimismo di Smith nei confronti del sistema capitalistico.

 

Thoma R. Malthus

(Roocherry 1766 – Bath 1834) Figlio di Daniel, un intellettuale seguace e amico personale dei filosofi D. Hume e J.J. Rousseau, studia presso il Jesus College of Cambridge dove subito dopo aver conseguito la laurea diviene assistente. Lascia l'insegnamento per prendere gli ordini sacri e nel 1797 viene nominato Vicario in una parrocchia protestante. Nel 1805 assume la cattedra di economia politica, creata per lui presso l'East India College di Haileybury, dove rimane fino alla morte. Amico personale di D. Ricardo, intrattiene con lui un fitto rapporto epistolare, interessante per conoscere il vivace dibattito del tempo sui problemi “del valore e della distribuzione”.

Nel 798 pubblica quella che da molti è considerata la sua summa: “An essay of the principle of population as it affects the future improvement of society”. Nel saggio l'autore si pone di ricercare la causa naturale che ostacola il benessere degli uomini, “lo scoglio contro il quale si infrangono gli ideali di giustizia sociale”. Malthus identifica la causa principale della miseria nel fatto che la popolazione tende ad aumentare più rapidamente dei mezzi di sussistenza. In particolare, mentre la popolazione tende ad aumentare in progressione geometrica, i mezzi di sussistenza tendono ad aumentare in progressione aritmetica. L'incremento demografico può tuttavia essere ritardato da freni repressivi come guerre, epidemie, carestie o da freni preventivi come la restrizione morale. Quest'ultima, a cui Malthus esorta tutti gli uomini e soprattutto i poveri, consiste in una limitazione volontaria delle nascite attraverso l'astensione dal matrimonio. Malthus propone quindi di adottare ogni misura atta a scoraggiare la natalità e di abolire la "legge sui poveri", poiché la carità è un incentivo all'incremento di popolazione. Malthus mette in luce il crescente divario tra la crescita demografica e quella delle risorse per la sussistenza: la popolazione cresce secondo una proporzione geometrica, ne segue che ogni singolo aumento è principio di moltiplicazione degli aumenti successivi. Al contrario, le risorse per la sussistenza aumentano solamente in proporzione aritmetica: ne segue che l'aumento delle risorse non riesce a compensare la crescita della popolazione; la conseguenza è che ci saranno sempre più esseri umani e, proporzionalmente, sempre meno risorse sufficienti a sfamarli. Un rigoroso controllo delle nascite è per Malthus la soluzione, ossia un “ritegno morale” consistente nell'astenersi dal matrimonio e dalle pratiche sessuali. In questa maniera, dopo aver sostenuto il crescente divario in atto tra la crescita demografica e quella delle risorse per la sussistenza, Malthus si fa portavoce di un liberalismo radicale e sfrenato, secondo cui ogni singolo individuo è e deve essere libero e privo di assistenza sociale e solidarietà, in modo tale che a prevalere siano i più forti, a soccombere i più deboli. La lettura della sua opera influenzò anche Charles Darwin nell'elaborazione della nota teoria della selezione naturale.

David Ricardo

(Londra 1772 – Gatcomb Park 1823) Considerato da molti il più grande economista classico, non proviene dall'ambiente accademico. All'età di dodici anni è già in Olanda a far pratica di commercio e due anni più tardi già collabora attivamente agli affari del padre, un ricco agente di cambio ebreo. A ventuno anni rompe ogni legame con la famiglia e comincia da solo a guadagnarsi da vivere. Abilissimo uomo d'affari, segue dapprima le orme del padre, poi si cimenta nell'attività bancaria e in quella di operatore di borsa; appena trentenne, ormai ricchissimo, si ritira a vita privata nella bellissima tenuta di Gatcomb Park. Con Ricardo la scuola classica raggiunge il suo apice sia in ambito scientifico che pratico. Infatti la sua solida preparazione teorica, unita alla profonda conoscenza dei “problemi pratici” procurano a Ricardo larga fama anche al di fuori dell'ambito economico. Nella Camera dei Deputati, nella quale viene eletto, riesce ad esercitare una forte influenza sugli indirizzi di politica economica inglese del XIX secolo, più di qualsiasi altro economista, eguagliato solo da J.M. Keynes.

Nel 1817 pubblica “On the principles of poltical economy and taxation

nel quale si evidenzia che il problema principale dell'economia politica è determinare le leggi che regolano la distribuzione del prodotto nazionale tra: proprietari terrieri, capitalisti e lavoratori.

L'analisi della distribuzione dei redditi serve a Ricardo per formulare una teoria "pessimistica" dello sviluppo economico capitalistico; in buona sostanza, Ricardo, pur condividendo i princìpi liberistici di Adam Smith, non ritiene che la legge della domanda e dell'offerta possa condurre ad un'equa redistribuzione della ricchezza a causa di due fattori di sperequazione.

Il primo è dato dal rapporto tra la rendita fondiaria e la crescita demografica.

Il secondo fattore di sperequazione economico/sociale è dato dalla cosiddetta 2legge ferrea dei salari”, secondo la quale, in base alla legge della domanda e dell'offerta, i salari tendono ad abbassarsi sempre più, per attestarsi al mero limite di sopravvivenza del lavoratore

La consapevolezza di tali squilibri socio/economici indurrà poi Marx a osteggiare la strada del riformismo dall' "alto" a favore di quella della rivoluzione dal "basso".


John S. Mill

Karl Marx

Francis Ysidro Edgeworth

Vilfredo Pareto

Irving Fisher

Alfred Marshall

John Maynard Keynes

Joseph A. Shumpeter

Milton Friedman

Friedrich August Von Hayek

Paul Samuelson